In particolare, scrive Terni Oggi, il ministero dell’Interno è stato citato in giudizio per non aver espulso dall’Italia l’omicida. Nonostante la richiesta di asilo fosse stata rigettata da una commissione e che dunque dovesse essere immediatamente cacciato dal territorio italiano. Il ministero della Giustizia, invece, sarebbe colpevole di non aver portato ad esecuzione un cumulo di pene che pendeva sulle spalle di Aassoul (6 anni di reclusione per vari reati).
“Aassoul non doveva essere a Terni al momento dell’omicidio – ha detto il legale – ma a questi due profili già noti se ne aggiunge un altro: chiamiamo in causa infatti la presidenza del Consiglio per il mancato recepimento della direttiva europea 80 del 2004, che prevede l’istituzione di un fondo di garanzia a tutela delle vittime dei reati gravi commessi da nullatenenti. Questa direttiva non è mai stata applicata dall’Italia, ma permetterebbe la liquidazione almeno delle provvisionali decise in sede di condanna, 400 mila euro”. “Non è l’aspetto economico ad interessarci – ha commentato Diego, il fratello di David – ma vogliamo dare un segnale perché nessuno patisca più quello che stiamo patendo noi. La colpa di quanto successo a mio fratello è dello Stato, perché sono mancati i controlli”.
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