Un voto? «A Roma si compra con dieci euro». Dopo le polemiche sulle «schede fantasma» e il caos dello spoglio infinito nei Municipi, arriva adesso la denuncia-shock che potrebbe aprire un capitolo inquietante alla vigilia del ballottaggio di domenica. A parlare è Daniele Dragone, presidente di Lega Italica e candidato a Roma con Noi con Salvini, che a Il Tempo assicura: «C’è un mercato delle vacche sui voti e ancora prima sulle firme. Nessuno ne parla perché sono tutti collusi e complici».
Dragone, la sua denuncia è gravissima: a Roma ci sarebbe stata una compravendita di voti nelle ultime settimane in vista del primo turno.
«Non si comprano soltanto i voti a dieci euro. Si comprano anche le firme per presentare le liste elettorali. Questo è uno schifo».
«Non si comprano soltanto i voti a dieci euro. Si comprano anche le firme per presentare le liste elettorali. Questo è uno schifo».
Ci può raccontare la sua esperienza?
«Sono stato raggiunto telefonicamente un paio di volte prima delle elezioni. All’inizio mi ero candidato a sindaco di Roma, presentando trecentoquaranta candidati tra Municipi e Comune. In questa occasione mi hanno chiesto se mi servivano le firme per presentare la lista».
«Sono stato raggiunto telefonicamente un paio di volte prima delle elezioni. All’inizio mi ero candidato a sindaco di Roma, presentando trecentoquaranta candidati tra Municipi e Comune. In questa occasione mi hanno chiesto se mi servivano le firme per presentare la lista».
Il prezzario?
«Milletrecento firme con otto-novecento euro, così mi hanno detto. Con questo pacchetto sarei potuto andare al Comune e presentare il simbolo con le firme dei cittadini per questa mia pseudocandidatura. Qualche mese dopo sono stato chiamato per acquistare i voti: a dieci euro potevo guadagnare cinquemila voti spendendo cinquantamila euro».
«Milletrecento firme con otto-novecento euro, così mi hanno detto. Con questo pacchetto sarei potuto andare al Comune e presentare il simbolo con le firme dei cittadini per questa mia pseudocandidatura. Qualche mese dopo sono stato chiamato per acquistare i voti: a dieci euro potevo guadagnare cinquemila voti spendendo cinquantamila euro».
Lo sa che è un reato?
«Non è un reato, è di più: è una truffa nei confronti della Costituzione italiana. Col diritto al voto diamo la possibilità alla sovranità del popolo di decidere chi deve andare o no a governare. Poi però dal 2011 c’è un governo abusivo senza volontà diretta del popolo, ciò la dice lunga...».
«Non è un reato, è di più: è una truffa nei confronti della Costituzione italiana. Col diritto al voto diamo la possibilità alla sovranità del popolo di decidere chi deve andare o no a governare. Poi però dal 2011 c’è un governo abusivo senza volontà diretta del popolo, ciò la dice lunga...».
È andato in Procura a denunciare?
«Sto preparando la denuncia. Sto acquisendo anche altri elementi».
«Sto preparando la denuncia. Sto acquisendo anche altri elementi».
Ad esempio?
«La sparizione di parecchi voti».
«La sparizione di parecchi voti».
Sta dicendo che alcune preferenze andate a lei non si trovano più?
«Le spiego. Abbiamo fatto un patto di alleanza con Noi con Salvini, portando quattro candidati al Comune e trenta candidati ai Municipi. Di riflesso però con un lavoro fatto da due anni, con varie denunce politiche, ci siamo trovati alla fine con un pugno di mosche».
«Le spiego. Abbiamo fatto un patto di alleanza con Noi con Salvini, portando quattro candidati al Comune e trenta candidati ai Municipi. Di riflesso però con un lavoro fatto da due anni, con varie denunce politiche, ci siamo trovati alla fine con un pugno di mosche».
La gente può semplicemente non averla votata...
«Sì certo... Però dalla nostra parte abbiamo i riscontri di gente che ci ha sicuramente votato, con tanto di numero di sezione e seggio, e quei voti non ci sono. C’è qualcosa che non va».
«Sì certo... Però dalla nostra parte abbiamo i riscontri di gente che ci ha sicuramente votato, con tanto di numero di sezione e seggio, e quei voti non ci sono. C’è qualcosa che non va».
Torniamo sulla compravendita dei voti. Chi l’ha avvicinata telefonicamente?
«Nome e cognome ovviamente non me l’hanno detto. E il numero di telefono era privato».
«Nome e cognome ovviamente non me l’hanno detto. E il numero di telefono era privato».
E lei?
«Ho risposto che le firme e i voti preferisco andare a cercarmeli».
«Ho risposto che le firme e i voti preferisco andare a cercarmeli».
L’offerta dei voti in che cosa consisteva?
«Dicevano: "Guarda, se ti servono i voti ci sono. Ma costano dieci euro. E possiamo arrivare a un massimo di cinquemila voti"».
«Dicevano: "Guarda, se ti servono i voti ci sono. Ma costano dieci euro. E possiamo arrivare a un massimo di cinquemila voti"».
Perché la soglia di cinquemila?
«Credo che sia il bacino massimo che possono dare come disponibilità. Ripeto: c’è il mercato delle vacche, se magari questo gruppo di persone può garantire centomila voti questi probabilmente verranno divisi tra vari candidati».
«Credo che sia il bacino massimo che possono dare come disponibilità. Ripeto: c’è il mercato delle vacche, se magari questo gruppo di persone può garantire centomila voti questi probabilmente verranno divisi tra vari candidati».
Si sarà chiesto però chi sono queste persone, se esiste una struttura...
«La struttura è da verificare. Ma se andiamo a verificare però le firme presentate nelle varie liste di competizione elettorale secondo me ne vedremo delle belle».
«La struttura è da verificare. Ma se andiamo a verificare però le firme presentate nelle varie liste di competizione elettorale secondo me ne vedremo delle belle».
A suo avviso chi può averne approfittato di questa «offerta»?
«Tantissimi. Ma non sta a me indicare. Dovrà essere un’indagine a riscontrare, ad esempio, se le firme poste sulla presentazione delle liste si equivalgono con altre. Dovreste andare lì dentro, negli uffici, a vedere come funziona: c’è un problema di autentiche. Da parte mia vorrei che la magistratura facesse il suo lavoro. Ma si sa che finché non c’è uno "startupper" che dà un’indicazione le verifiche spesso non partono. Adesso però la motivazione gliela dò io e sicuramente troveranno qualcosa».
«Tantissimi. Ma non sta a me indicare. Dovrà essere un’indagine a riscontrare, ad esempio, se le firme poste sulla presentazione delle liste si equivalgono con altre. Dovreste andare lì dentro, negli uffici, a vedere come funziona: c’è un problema di autentiche. Da parte mia vorrei che la magistratura facesse il suo lavoro. Ma si sa che finché non c’è uno "startupper" che dà un’indicazione le verifiche spesso non partono. Adesso però la motivazione gliela dò io e sicuramente troveranno qualcosa».
Che cosa l’ha spinta a denunciare pubblicamente ciò?
«Mi sono rotto le scatole. Il popolo deve assumersi la sua parte di responsabilità a questo punto. È necessario il senso civico. Ossia dire: adesso basta».
«Mi sono rotto le scatole. Il popolo deve assumersi la sua parte di responsabilità a questo punto. È necessario il senso civico. Ossia dire: adesso basta».

Credo che sia più facile trovare l'ago in un pagliaio .
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